Blog da Monte Bianco

17/02/2011 22:23
17 MARZO 1861: NASCE L’ITALIA MODERNA

 

“Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e i suoi Successori il titolo di Re d'Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861".

Queste parole sono contenute nella legge n. 4671 del Regno di Sardegna e costituiscono la proclamazione ufficiale del Regno d’Italia. Il 21 aprile 1861 questa legge diventerà la n.1 del Regno d’Italia.

Nel breve lasso di tempo di due anni, dal 1859 al 1861, da una penisola divisa in sette Stati, spregiativamente definita una mera espressione geografica dal cancelliere austriaco Metternich, nacque uno Stato in cui si concretizzò il governo unitario di un popolo che, come giustamente ha asserito lo storico svizzero Werner Kaegi, aveva “un’effettiva coscienza nazionale” già cinque secoli prima.

I rapidi eventi di quei due anni, quali la vittoria militare delle forze franco-piemontesi e lo sfaldarsi dei vari Stati italiani preunitari, grazie anche all’eroica spedizione dei “Mille” di Garibaldi che infersero un colpo mortale allo Stato Borbonico, permisero, nelle mutate circostanze di politica internazionale, il realizzarsi di un sogno da tempo agognato.

Il 17 marzo 2011 sarà in Italia giorno di festa nazionale, per celebrare questa importante ricorrenza e il Presidente Giorgio Napolitano si recherà al Pantheon, a rendere omaggio ai resti mortali di Re Vittorio Emanuele II, primo Capo di Stato dell’Italia contemporanea.

Il Presidente della Repubblica, nel suo discorso del 7 gennaio 2011, che ha dato inizio alla fase più intensa delle celebrazioni del 150º, ha affermato: “Festeggiare l’Unità non è chiedere «una visione acritica … idilliaca del moto unitario», che senz’altro ebbe contraddizioni ed episodi opachi, ma avere ben chiaro «il decisivo avanzamento storico» che esso indubbiamente rappresentò e che consegnò all’Italia un ruolo più adeguato nel panorama internazionale.”
 

 


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